La mobilità elettrica vincerà se saprà essere esperienziale

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Come va la mobilità elettrica? Bene, tutto sommato. I dati mostrano una crescita globale di immatricolazioni di auto elettriche; per la prima volta una elettrica è stata incoronata auto dell’anno; nuovi modelli stanno mettendosi in mostra.

Ma chi lo vive da dentro questo mondo cosa ne pensa? Lo abbiamo chiesto a Franco Barbieri, President, Strategy and Innovation di evway by Route220 a margine della conferenza di presentazione di eMX. Si tratta di un servizio innovativo per la mobilità elettrica, presentato a livello mondiale in occasione del salone dell’auto di Ginevra. L’evento ha visto protagonista evway insieme a Qooder by Quadro Vehicles, che ha presentato la versione elettrica del primo quadriciclo al mondo, una moto-scooter a quattro ruote.

Franco Barbieri
Franco Barbieri, presidente evway

Stiamo assistendo a un salto di qualità dell’elettrico? O, meglio, l’e-mobility, a livello auto, è pronta a diventare interessante anche come numeri?

«In Europa non ancora. Se lo diventerà presto sarà grazie all’impatto della Cina e, in parte, degli USA. A Ginevra ho avuto la sensazione che le case automobilistiche subiscano l’avvento dell’elettrico. Non si cambia la mentalità di un’azienda pluridecennale con una batteria al posto del motore termico; chi lavora nel mondo automotive tradizionale non comprende le dinamiche che portano a ragionare su un pieno fatto con una presa elettrica e non più a un distributore. Non possiamo fargliene una colpa, hanno una certa mentalità. L’auto elettrica, per come la viviamo noi, ha un impatto più digitale. È la digitalizzazione, la democratizzazione delle ricariche, che porta a una diversa visione, anzi a una condi-visione, come aveva già accennato Rifkin già qualche anno fa. Nell’occasione aveva delineato un futuro fatto di condivisione di conoscenza, di beni materiali (come le auto), di energia».

Quindi che cosa emerge davvero da Ginevra?

«Il Salone elvetico ci ha confermato della bontà delle scelte che abbiamo fatto in materia di e-mobility, seguendo i “segnali deboli” colti già nel 2014 con l’avvio della Formula E. In ogni caso il 2019 non sarà l’anno di svolta dell’auto elettrica, quanto meno in Europa. Credo, invece, che nel nostro continente sia più probabile guardare al 2020-2022. In ogni caso la crescita c’è ed è un fenomeno in aumento. Ma occorre altro e noi stiamo come sempre anticipando quelli che saranno i temi del domani».

A che cosa si riferisce?

«Considero determinante non puntare alla massificazione, ma tornare all’esperienza. O meglio: mettere al centro l’esperienza dell’utente. Quindi lo stesso viaggio elettrico non può essere di massa, ma deve essere personalizzato. Occorre lavorare al concetto più vero di customer experience. La nostra stessa app, rivolta all’automobilista elettrico, l’abbiamo pensata per offrire la migliore esperienza, che porta una persona a scegliere una colonnina di ricarica piuttosto che un’altra».

Quindi, la mobilità elettrica per affrancarsi dovrà essere vicina al concetto di product-as-a-service?

«Direi di no. Credo che il concetto giusto sia quello di mobilità esperienziale, in cui chi viaggerà elettrico lo farà grazie agli strumenti della digitalizzazione. Sarà favorito dalla smart city, che permetterà alle auto a guida autonoma di interconnettersi, creando i presupposti di una mobilità diversa».

Cooder by Quadro Vehicles e colonnina evway
Qooder by Quadro Vehicles e colonnina evway

L’Italia quando comincerà a comprendere i benefici degli electric vehicles?

«Il nostro Paese è molto diverso dal resto del mondo. Per questo evway punta a mercati più interessanti come gli Stati Uniti. C’è bisogno di un mercato più libero, concorrenziale. Non è possibile che la stragrande maggioranza delle colonnine sia di un unico operatore. Non può non esistere una competizione vera. Un esempio: la Svizzera ha lanciato un bando per inserire le infrastrutture di ricarica nelle stazioni autostradali. Se lo sono aggiudicato quattro società. Ha prevalso un concetto democratico in cui chi ha vinto non è solo chi ha più soldi o perché è l’unico a presentarsi. Certo, potrà avere la possibilità di scegliere prima delle location, ma tutte e quattro potranno mettere le loro stazioni. In Italia manca l’interoperabilità: a Milano, per esempio, nessuna colonnina di ricarica in centro è interoperabile. Si deve essere possessori della tessera di A2A per poterla visitare.

In ogni caso il nostro Paese ce la sta facendo, nonostante le diverse difficoltà infrastrutturali e di mancata concorrenza. In tutto questo i produttori di componentistica elettronica dovrebbero avere la possibilità di dire la loro.

Elettronica e digitalizzazione che ruolo potranno giocare per lo sviluppo dell’e-mobility?

Potranno avere un ruolo nel momento stesso in cui cominceranno a guardare oltre i confini nazionali, se non cercheranno di vincere la competizione solo sul prezzo o approcciando un unico player. Gli standard, infatti, sono europei, non italiani. Le colonnine devono essere intelligenti, devono possederla al loro interno, altrimenti non comunicheranno mai con le nuove auto. Gli operatori di componentistica elettronica italiani devono avere il coraggio di dire la loro e avere un’associazione in grado di fornire loro un osservatorio che mostri scenari e tendenze in atto. Nel 2014 quando siamo partiti, la direzione era l’interoperabilità malgrado certi operatori italiani dicessero il contrario. Occorre avere il coraggio di guardare in prospettiva.

Il mercato dell’emobility è in piena evoluzione. Come possono cogliere i produttori italiani di colonnine e di componenti auto, quindi la parte elettronica, le opportunità di un mercato così dinamico?

Per comprendere le opportunità devono avvalersi di strumenti di osservazione del mercato, un po’ come la torretta sopra le navi che andarono in America.  Credo che Assodel possa fare moltissimo per diradare le nebbie degli annunci di marketing dalle vere necessità di innovazione del mercato.  Il settore è ancora molto fluido e gli equilibri non sono per nulla definiti, c’è molto spazio per chi vuole avere successo, ma deve “fare i compiti”. Deve avere una visione continentale e dotarsi di una vettura elettrica per capire cosa significa.  Noi diffidiamo di chi, soprattutto produttori di stazioni di ricarica, viene a visitarci con la loro turbodiesel, non capirà mai cosa serve per avere successo in questo settore, o di chi propone soluzioni analogiche rispetto al digitale, faccio riferimento alla carta di credito rispetto all’uso delle app.  Occorre puntare alla integrazione di dati e di servizi nei prodotti finali e capire come questi rendono le stazioni intelligenti: questo serve, non tornare alla gettoniera.

Franco Barbieri sarà protagonista allo Strategic Innovation Summit di Assodel dove parleremo di emobility e innovazione. Iscriviti ora